biancamaroAnche nella categoria dei cocktail o, in termini più generali, dei drink, esistono quelli che, prendendo spunto da un fortunato film della fine degli anni ‘80 interpretato da Valeria Golino e William Hurt, possiamo chiamare “Figli di un dio minore”.

un po’ di storia

Perché al fianco dell’aristocrazia della “golden age”, Martini Cocktail, Manhattan, Margarita, Negroni e gli altri, esistono molti episodi di “mix” alcolici snobbati e finiti in un angolo, dimenticati o quasi.

E’ questo il clamoroso caso del “Biancamaro”. Cocktail genovese che più genovese non si può, consistente in un bicchiere di vino bianco fermo (un Pigato è l’ideale) e una spruzzatina di vermouth o bitter, se proprio tenete alla nobiltà del drink consigliamo un Carpano “antica formula”, ma se volete attenervi a una formula più ortodossa, una bella innaffiata di Campari. Un drink semplice si dirà, ma certamente non inferiore all’assai più titolato e famoso Spritz veneto che si fonda su un concetto assai simile avendo come base il prosecco e come vermouth, l’Aperol (che con una geniale operazione di marketing fece la fortuna del drink).

Il Biancamaro no. Nella nobiltà dei drink scese vertiginosamente passando gli anni, soprattutto a partire da quando, nei primi anni ’90, salì prepotentemente la moda dei cocktail e dei suoi più titolati rappresentanti.

Il Biancamaro che ebbe una certa diffusione nei ’70, quando i cocktail non erano diffusissimi, finì via via emarginato, ricordato solo nei bar di periferia, quelli raccontati magistralmente da Stefano Benni, sorseggiato nei bar della piazza da mariti annoiati in attesa della moglie all’uscita della messa, o da muratori e meccanici che per misteriose vie (qualche magico rito iniziatico, magari) hanno continuato imperterriti a tramandarsi la tradizione fino ad oggi.

Va detto, senza ombra di equivoci, che il Biancamaro è un ottimo drink. Va bevuto in un bicchiere rock, e va servito intorno agli 8 -10 gradi, dev’essere accompagnato da pezzettini di farinata, focaccia e se proprio il barman vuol fare una bella figura da un piattino di frittura mista. Liguria Doc.

le varianti

Esistono diverse versioni sul genere Biancamaro, che denotano la genovesità della loro origine dal nome: a “Meixina” (la medicina) con percentuali di parti invertite: un calice di vermouth e una spruzzatina di bianco, oppure il pittoresco “Mangraiou” (malpreso) che vuole rigorosamente, come vermouth, il Rosso Antico, un liquore che furoreggiava negli anni ’70, ma che ancora oggi è distribuito.

Il Biancamaro secondo le filosofie contemporanee, si può definire un cocktail “resiliente” e se alla spruzzatina di vermouth, sostituite quella del Bitter Santa Maria ottenete anche un cocktail km 0. La “decrescita felice” di Serge Latouche passa anche da qui, non possiamo dirvi altro che dopo due di questi sarete veramente felici.