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Quando la Superba incontrò la birra

birraE’ il 1882 e il Regno d’Italia, seguendo i tortuosi percorsi delle sue ambizioni coloniali in reazione all’occupazione della Tunisia da parte della Francia che frustrava le mire dei Savoia per quel territorio, decide di allearsi agli Imperi Centrali, Austria e Prussia, formando così la Triplice Alleanza.

Si tratta di una decisione che va per traverso a molti in Italia e soprattutto a Genova che con gli austriaci aveva più volte avuto a che fare trattandosi di cannonate, fucilate e sommosse e avendo come simbolo stesso della città un ragazzino che lanciava una pietra contro, appunto, gli odiati austro-ungarici. Fu così che per questioni di real-politik i valori patriottici e il Risorgimento vennero accantonati e una volta tanto i soldati degli Imperi Centrali varcarono Alpi e Appennini godendosi finalmente il bel paese senza correre rischi di essere vittime di qualche schioppettata.

Qualche imbarazzo restò, comunque. A Genova per la commemorazione del 5 dicembre, Il giorno del Balilla e dell’insurrezione del 1746 molto sentita allora, la polizia e i carabinieri dovevano sudare sette camicie per evitare incidenti diplomatici e prevenire canzoni e cori che avessero per oggetto “l’odiato Asburgo” e così via.

I genovesi scoprono la birra

Ci fu però qualcosa che questi baffuti e alteri alleati portarono e che mise d’accordo tutti: la birra! C’era da soddisfare le truppe e gli alti funzionari di stanza a Genova innanzitutto ma la popolazione indigena gradì questa esotica bevanda che riconciliava un poco i bocconi amari nel vedere l’odiata bandiera degli Asburgo sventolare placida fuori dal palazzo della Prefettura.

birra2Fu così che a Genova fiorirono decine di birrerie con tanto di oste bavarese doc e “kellerine” bionde e allegre a servire boccali schiumanti. Molti di questi locali erano concentrati nel salotto della città l’area che dalla Prefettura scendeva giù per Salita S. Caterina e la galleria del teatro Carlo Felice. Due delle principali birrerie, la Gambrinus e la Lowenbrau, si trovavano in via S. Sebastiano.

Il proprietario di quest’ultima si chiamava Monsch ed era bavarese, da lui andavano a ristorarsi i funzionari asburgici e italiani nel tentativo di trovare qualche contatto oltre all’alleanza militare. Svolazzava per il locale la “storica” Nelly una cameriera che colpirà la fantasia poetica di Camillo Sbarbaro che tra una tappa in un bordello e una in birreria ebbe modo di ricordare nella sua raccolta di versi “Fuochi fatui” anche la bella kellerina.

birra4La Gambrinus addobbata con stile tirolese era apprezzata trasversalmente dai ricchi notabili genovesi come dai semplici operai e portuali che amavano risalire dal porto per andarsi a rinfrescare il palato con una bella birra. Genova in quegli anni godeva di un favorevole momento economico, dopo l’annessione al Regno d’Italia e la crisi del ’49 la politica dei Savoia fu quella di richiamare verso la città investitori esteri di una certa importanza e i flussi migratori verso le americhe furono un impulso straordinario per il porto che conobbe un grande rilancio in quegli anni.

Anche la vita culturale della città era in grande fermento: il teatro dell’opera richiamava attori e attrici di fama internazionale, Eleonora Duse e Gabriele D’Annunzio trascorrevano notti gloriose nei ristoranti della galleria, per Lina Cavalieri, attrice, definita la “donna più bella del mondo” cuori spezzati e feste travolgenti al ristorante – birreria di Pippo Luce dove i boccali di birra si svuotavano agli infiniti brindisi nei confronti delle belle attrici di passaggio. Il giornalista Anton Giulio Barrili fondatore de “il Caffaro” e Stefano Canzio presidente del Consorzio Autonomo del Porto, entrambi ex garibaldini, discutevano di politica con una birra così come faranno poi negli anni a venire grandi poeti liguri come Montale e Sbarbaro.

birra1La birreria Zolezi che si trovava verso la metà della galleria offriva dell’ottima musica dal vivo con l’esotica proposta di un quartetto di violoncelliste viennesi. L’attrazione al di là della musica era il fascino delle bellezze teutoniche molto apprezzato dai funzionari della Questura che ai tempi era situata a Palazzo Ducale. Carabinieri e poliziotti in libera uscita si accalcavano per vedere le ragazze bionde e gli spasimanti, alle volte, complice qualche birra in più, venivano alle mani scatenando gigantesche risse che dovevano essere sedate dai colleghi in servizio. Un’altra birreria di gran pregio si trovava in piazza Corvetto gestita dal figlio di un deputato prussiano coadiuvato da un cameriere austero in puro stile asburgico. Altre si trovavano in largo Zecca, vicino alla stazione Principe e in via Caffaro.

Con gli anni molti locali si trasformarono e alcune di queste chiusero così come tramontò quella Genova che oggi resta immortalata nelle fotografie di Alfred Noack. Resta però la passione della birra per i genovesi che si rinverdisce ogni anno con l’Oktoberfest in piazza della Vittoria per una bella bevuta e ricordare magari anche quei tempi gloriosi.