flaneur2L’arte del flaneur, del passeggiare pigro per le vie cittadine, alla ricerca di curiosità e scorci suggestivi è una pratica che si concilia bene con la città vecchia genovese. Il passeggiatore attento ha modo di trovare mille e più motivi per arrestarsi e indagare davanti a qualche lapide scurita dallo smog, o a qualche antica statua sberciata dal passaggio di un’auto.

La città vecchia genovese, quella cantata da Fabrizio De Andrè è negli anni diventata un caotico bazar di oggetti, stili, cianfrusaglie accostate a opere d’arte, ferme e impotenti nel crescente e frettoloso passaggio di persone ignare e inconsapevoli della loro esistenza. Piazze e fontane omaggiate da principi e re nel lontano passato, sfoggiate come i migliori gioielli di famiglia oggi ridotte al rango di parcheggi di sgraziatissime automobili.

Non esiste un punto preciso dove cominciare il percorso, uno vale l’altro. La città vecchia è un labirinto dove è facile perdersi e al tempo stesso ritrovarsi, non avete fretta e quindi sarà proprio il momento in cui vi perderete nell’intrico fitto dei vicoli che comincerà l’avventura.

Intanto, osservatevi intorno: l’ambiente dei vicoli è da sempre vissuto di generazione in generazione da un popolo eterogeneo e fitto. Nonostante negli anni una cura crescente da parte delle amministrazioni abbiano restituito metri quadrati di questa zona al passeggio dei turisti e a una migliore vivibilità, resta sempre un antro oscuro, o un angolo buio che vi indurrà a procedere oltre, osservati da un gatto in posa come una sentinella che vi osserverà attentamente passare.

S. Lorenzo

Prendete la cattedrale di S. Lorenzo: è l’inizio per ogni passeggiata degna di questo nome. L’area pedonalizzata per le Colombiane del 1992 ha da anni ripreso una sua dimensione medievale ed è bello passeggiare al fianco della sontuosa cattedrale e aiutare qualche turista a fotografarsi.

Nelle allegre giornate di sole la cattedrale è godibile all’esterno, ricca di spunti e di misteri che possono indurre il flaneur a sostare nella riflessione e lasciando spazio agli interrogativi.

La statua che spicca alle estremità del lato su via San Lorenzo chiamata “l’arrotino” è ricca di misteri e ipotesi. Chi raffigura? C’è chi dice lo stesso costruttore della cattedrale, chi Jacopo da Varagine.

l'arrotino

Sostiene un disco che per molti è una meridiana, ma per altri lo strumento tipico dell’arrotino. Vale la pena prendersi un caffè nel bar di fronte e magari sedersi nei tavolini del dehors e farsi lambire dai raggi di sole, mentre il vostro sguardo attento e indagatore cercherà altri misteriosi particolari di questo splendido edificio.

Ripresa la strada, vale la pena attraversare la piazza per gustare in pieno la bellezza della cattedrale e scendere per via Scurreria (da “scuteria” dove un tempo, valorosi fabbri forgiavano gli scudi dei soldati genovesi), da qui si arriva a Campetto (ricordate, se volete assimilarvi agli autoctoni, si dice “Campetto” e non “piazza Campetto”.

campetto

Una bella fontana campeggia nel largo spiazzo, tra le orrende insegne dei negozi di telefonia e orripilanti supermercati ricavati in quelli che un tempo erano gradevoli e pregiati spazi.

Il “barchile” zampilla acqua dal medioevo quando fu costruito per approvvigionare viandanti e commercianti. Si trovava in piazza Ponticello, oggi scomparsa, quindi successivamente, all’interno di Palazzo Ducale e dal 1998, infine, dove si trova ora. Ne ha fatta di strada per essere, sostanzialmente, una statua!

Non distante da lì, si trova la meta che un buon flaneur non può negarsi: la vetrina della confetteria Romanengo. L’esposizione di cioccolatini, mentine, rosoli e confetti è, prima ancora che un’annunciata esperienza del palato, una fine ed esclusiva elaborazione estetica. Un passaggio elettivo tra quelli, disturbati e dozzinali, che il quotidiano ci impone.

romanengo

Potete entrare e immergervi tra colori e profumi, e con il pretesto di scegliere la scatola finemente dipinta con qualche veduta d’epoca dell’amena città in cui vi trovate, sostare per un po’ valutando a uno a uno i cioccolatini che la stessa scatola conterrà.

Una volta usciti da Romanengo con il vostro prezioso acquisto, incartato elegantemente con un foglio blu trattenuto da un fine spago, potete scegliere dove dirigervi.

Nella tarda mattinata, verso mezzogiorno, la passeggiata può proseguire verso Sottoripa, il porticato che un tempo si affacciava sul mare, ma che da allora è il richiamo dei nullafacenti cosmopoliti di tutto il mondo alla ricerca di qualcosa da mangiare senza spendere troppo e continuando a passeggiare.

Attraversate “Banchi” (e non piazza Banchi), alla vostra sinistra la pregevole chiesa di S. Pietro, l’arco che vedete poco dietro al suo fianco era un’antica porta medievale, mentre alla vostra destra la Borsa dove, i genovesi fecero nascere la finanza moderna. Potete perdere un po’ di tempo nelle bancarelle di libri e dischi usati dove si può recuperare, di tanto in tanto, qualche gioiello della letteratura, oppure sfogliare blandamente antiche stampe e fotografie d’epoca.

Se il languore si fa più intenso a questo punto, basta fare cinquanta metri e siete sotto gli antichi portici, quindi svoltate a destra verso l’antica friggitoria Carega. Questa è quella che, in genovese, viene chiamata “sciamadda” ovvero “fiammata” per via del tipico forno dove viene cotta la farinata, antico piatto genovese.

Non c’è solo la farinata però:  gamberetti fritti, anelli di totano, frittelle di baccalà, i pigneu, pesciolini di frittura, torte salate e, insomma, ce n’è veramente per tutti i gusti… Si mangia in piedi, appoggiati al bancone dove vi viene servito un bicchiere di “bianco”, di quello buono, per accompagnare il pranzo.

La clientela è composita, dall’impiegato allo studente, dalla prostituta al ragioniere in uno degli ambienti che ispirarono la vena poetica di Fabrizio De Andrè.

Non può mancare il dolce a questo punto: uscendo dalla friggitoria proseguite ancora sulla destra e svoltate all’altezza di via Ponte Calvi. Dopo cinquanta metri sbucherete in piazza Fossatello, nell’incrocio magico dei vicoli genovesi, tra via del Campo, via Luccoli, e via Lomellini.

cremeria buonafede

Guardate di fronte a voi: c’è quella che un tempo era una piccola latteria che contiene un tesoro: la panna montata più buona di Genova. Dentro la Cremeria Buonafede, la panna montata la potete abbinare con i krapfen, le brioche oppure nel caffè, con una spruzzata di cannella.

E’ la chiusura ideale del pranzo di un flaneur come si deve. Finito, fate pochi passi e sedetevi a uno dei tavolini su via Luccoli dell’antica liquoreria Marescotti, non senza prima aver dato un’occhiata allo spettacolare bancone ottocentesco. Ordinate un classico amaro genovese, il “S. Maria del Monte” con ghiaccio e gustatelo lentamente assaporandolo lentamente insieme alla varietà di umanità assortita che vi passerà davanti.

(1 – Continua)