Hiroshima una città bellissima | Nana racconta

Hiroshima è a un’ora di distanza dalla mia Kobe con il treno veloce Shinkansen si arriva comodamente, spesso sono andata a trovare una mia cara amica, Sakura, che vive in questa splendida città, così me l’ha fatta conoscere ed amare.

Come sapete Hiroshima e poi Nagasaki, subirono il bombardamento nucleare americano. Oltre alle centinaia di migliaia di persone morte nelle esplosioni, vanno contate anche le decine di migliaia morte negli anni seguenti a causa delle radiazioni.

La città è rinata intorno al Memoriale della Pace (in giapponese “Genbaku Domu”), che in origine era la fiera commerciale della regione, costruita nel 1915. Questo edificio fu scelto come simbolo della rinascita e resistenza della città perché sopravvissuto alla bomba, nonostante questa fosse esplosa a poca distanza. Vedere questo luogo dal vivo è completamente diverso che guardarlo in una semplice foto, perché sei davanti a uno dei più grandi errori dell’umanità. Ci si rende conto che sono morte tante persone innocenti.

Nel parco del memoriale c’è anche un museo con reperti e testimonianze di quel tragico giorno. Ho visitato questo museo e uno degli oggetti che più mi ha colpito è un semplice launch box di un bambino, bruciato dall’esplosione. Un semplice oggetto, ultima testimonianza di una vita innocente cancellata dalla bomba, che servì alla sua povera mamma per riconoscerlo tra le tante vittime.

Sono convinta che se tutti visitassero questo museo, nessuno vorrebbe più fare la guerra e ripetere questo assurdo crimine contro l’umanità!

Adesso però vi voglio portare in giro per la città e a Hiroshima non c’è miglior mezzo per girarla che il tram. In tutto il Giappone la città è famosa per i suoi tram, che sono davvero amati dai suoi abitanti anche perché furono uno dei primi simboli della sua rinascita: alcune delle sue linee furono ripristinate appena tre giorni dopo l’esplosione. L’anno scorso, per il 75° anniversario del bombardamento, fu fatto girare per la città un tram originale degli anni ’40.

Girando per la città dobbiamo mangiare l’okonomiyaki, di cui vi ho già un po’ parlato nella puntata dedicata a Tokyo, e che è il piatto più famoso della città.

Diversamente da quello di Osaka e Tokyo l’okonomiyaki di Hiroshima è fatto a strati: si mettono su una piastra calda una base di impasto (farina e acqua) e sopra vari ingredienti come verdure e carne o gamberetti a scelta. Questi poi vengono messi sopra a dei noodles cotti sulla piastra: i noodles sono l’ingrediente che rende speciali e unici gli okonomiyaki di Hiroshima!

Gli okonomiyaki più buoni li potete facilmente trovare nella stazione ferroviaria della città, dove ci sono numerosi localini frequentati dagli abitanti del luogo.

A pochi chilometri dalla città, raggiungibile con il traghetto, c’è uno dei posti più belli di tutto il Giappone: l’isola di Itsukushima, conosciuta anche come Miyajima.

Il tempio dell’isola è uno dei più conosciuti e visitati di tutto il mondo. Probabilmente avrete già visto l’immagine del suo torii (il portale d’accesso) che emerge dal mare: il tempio è costruito sull’acqua come una palafitta.

Vi ricorderà una Venezia in stile nipponico!

Sull’isola ci sono anche numerosi cervi, animali sacri, che girano tranquilli per l’isola, tanto abituati ai turisti che mangiano dalle loro mani.

Vi consiglio di passare una notte sull’isola, perché l’atmosfera alla sera è davvero magica!

Miyajima è famosa anche per i momiji manjū, che la mamma della mia amica Sakura mi portava sempre! Sono dei deliziosi dolcini morbidi a forma di foglie di acero (momiji vuol dire foglia d’acero) al cui interno c’è tradizionalmente una deliziosa crema di fagiolini azuki. In realtà adesso potete trovarli farciti anche con il cioccolato, la crema e tanti altri gusti.

Si racconta una storia molto carina sul perché questi dolcini hanno questa forma: pare che Itō Hirobumi (1841-1909), che sarebbe diventato il primo Primo Ministro del Giappone, volle corteggiare la cameriera della locanda dove dormiva sull’isola. Hirobumi disse alla ragazza che aveva delle manine piccole e belle come foglie d’acero e che le avrebbe mangiate volentieri. Questa frase venne ascoltata dalla padrona della locanda che diede così l’idea a un pasticciere di fare un dolcino di quella forma!

Spero di avervi convinto a visitare Hiroshima, perché non è solo la tragica storia della bomba ma una città piena di vita, curiosa, interessante e golosa!

A presto.

Nana Onishi

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