Un samurai a Genova – Nana racconta

Lo sapevate che un vero samurai ha visitato Genova? Si un samurai a Genova c’è stato, e ora vi racconto la sua storia.

Dopo i ragazzi dell’ambasciata Tensho,  Hasekura Tsunenaga è stato il primo samurai a Genova

Hasekura era di nobile origine, addirittura discendente di un Imperatore, e un grande guerriero, reduce dell’invasione giapponese della Corea.

Nel 1613 il suo padrone Date Masamune, signore di Sendai, gli ordinò di portare un’ambasciata al Re di Spagna e al Papa, perché sperava di creare nuovi rapporti commerciali e culturali con l’Europa. Questa ambasceria è nota come missione Keichō.

Hasekura aveva all’epoca quarantadue anni di età e quindi era molto più grande dei ragazzi dell’ambasciata Tensho.

Hasekura, dopo aver attraversato l’oceano Pacifico e quello Atlantico, passando per il Messico, arrivò nell’ottobre 1614 in Spagna, dove fu anche battezzato.

un samurai a Genova

Dopo qualche mese in Spagna, ripartì verso l’Italia, desideroso di incontrare il Papa.

Prima di giungere in Italia è successa però una cosa buffa che trovo divertente raccontarvi: a causa del maltempo, le navi che trasportavano l’ambasciatore dovettero fermarsi a Saint-Tropez. Questo fu il primo incontro tra la cultura nipponica con quella francese.

Si racconta che i fazzolettini di carta che i giapponesi utilizzavano per soffiarsi il naso, attirarono l’attenzione dei francesi, che si affrettavano a raccoglierli da terra quando gli ospiti orientali li gettavano dopo l’utilizzo (sarebbe un guaio se un giapponese adesso gettasse le cartacce per terra!). Sapete che uno di questi è incredibilmente ancora conservato a Roma?

Ripartiti con le navi del genovese Carlo Doria, l’11 ottobre 1615 Hasekura arrivò a Genova, dopo aver toccato anche il porto di Savona.

Fu ricevuto dal Senato genovese e dalle maggiori autorità della Repubblica a palazzo Ducale.

Il primo soggiorno genovese fu breve perché ripartì immediatamente per Civitavecchia, dove adesso potete trovare addirittura una statua dedicata al samurai per la gioia dei croceristi giapponesi che si fanno molte foto con lui!

Da lì arrivò a Roma dove finalmente incontrò papa Paolo V. Fu accolto molto bene dai romani che gli diedero addirittura la cittadinanza onoraria!

Per arrivare a Roma Hasekura ci ha messo due anni: noi possiamo viaggiare dal Giappone all’Italia in un solo giorno per fortuna.

Nel viaggio di ritorno, ripassò per Genova, restandoci stavolta più di un mese perché si era ammalato.

Di questo secondo soggiorno conosciamo alcune lettere del suo accompagnatore spagnolo, che scriveva al Re di Spagna per aggiornarlo sul viaggio del samurai e per chiedergli ulteriori soldi. Sfortunatamente non abbiamo le impressioni di Hasekura della città perché il suo diario personale è andato perduto nel XIX secolo.

Guarito grazie all’ospitalità genovese (magari anche dalle specialità locali!), il 10 marzo 1616 ripartì per la Spagna, per poi tornare in Giappone.

Tornò a casa sette anni dopo la partenza e trovò il suo paese cambiato a causa delle politiche anti-cristiane dello Shogun.

Sfortunatamente anche per questo cambiamento non riuscì a ottenere nessun valido accordo né con la Spagna né con il papato.

Da giapponese io posso solo immaginare la delusione che un fiero samurai come Hasekura ha provato per aver fallito la sua missione. Durante il viaggio di ritorno ha sicuramente sofferto sapendo di tornare dal suo padrone a mani vuote.

Il povero samurai morì due anni dopo il suo ritorno a casa. Della sua avventura si perse memoria in patria sino alla riapertura al mondo del Giappone nel XIX secolo (dovete sapere infatti che il mio paese, per volontà degli shogun, rimase isolato dal resto del mondo per quasi due secoli. Questo periodo fu svantaggioso dal punto di vista scientifico ma permise al mio paese di sviluppare una cultura unica e originale).

Dopo aver parlato dei primi giapponesi a Genova, di un samurai a Genova, presto vi racconterò del primo genovese in Giappone, Carlo Spinola!

A presto.

Nana Onishi

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