Il tempio del pallone a Kyoto – Nana racconta

Il tempio del pallone

Il tempio del pallone esiste, ed è a Kyoto. Forse non lo sapete, ma nel mio paese esiste un antico gioco simile al calcio ed un tempio dedicato al pallone, e visto la passione che avete per questo gioco, ho pensato di raccontarvi questa curiosità.

Il kemari è un antico gioco, con più di mille anni di storia, che consiste nel palleggiare con i piedi una palla con i compagni di squadra (da quattro, sei o otto componenti), facendo attenzione a non farla cadere per terra.

I giocatori erano nobili che praticavano questo sport per divertimento oppure in occasioni sacre, presso vari templi del Giappone. Viene ancora praticato in alcune seguitissime cerimonie e i giocatori indossano abiti molto colorati e decorati.

A Kyoto c’è un tempio dedicato a tutti gli sport con la palla, il santuario di Shiramine. Gli europei, ma non solo, lo definiscono il tempio del pallone.

Il “tempio del pallone” fu costruito nel 1868 per volontà dell’imperatore Meiji che volle dedicarlo a due antichi imperatori, Junnin e Sutoku.

Il tempio fu protetto e curato dalla nobile famiglia Asukai, famosa per aver dato numerosi campioni di kemari e che da quasi un millennio era seguace del culto del dio Seidamyōjin, protettore dei giochi con la palla.

Per questo motivo il santuario è amato da tutti gli sportivi, giapponesi e non solo!

Nel tempio c’è anche un campo di gioco per praticare il kemari.

In questo tempio arrivano anche sportivi e tifosi di tutto il Giappone per portare delle tavolette votive, sciarpe, maglie, palle e gagliardetti per chiedere la protezione del dio Seidamyōjin per sé stessi, per il proprio idolo o per la propria squadra del cuore.

Campioni come Keisuke Honda, che ha giocato anche nel Milan, portano delle tavolette votive per chiedere di giocare al meglio delle loro possibilità e di non infortunarsi.

Anche mio marito Dario, super tifoso del Genoa, qualche anno fa ha voluto lasciare al dio Seidamyōjin una preghiera per la sua squadra, donando al tempio anche un gagliardetto dei Grifoni (spero che abbia funzionato abbastanza!).

Vi devo confessare che prima di arrivare in Italia seguivo poco il calcio, tifando solo per la nazionale, che sono curiosamente chiamati i “Samurai Blue”.

Però dall’inizio degli anni ’90 esiste la J.league, che negli anni ha accolto campioni da tutto il mondo (mio marito si ricorda ancora quando il Jubilo Iwata ingaggiò Totò Schillaci), diventando uno dei campionati più importanti d’Asia.

Il campionato Europeo di calcio si sta avvicinando e chissà cosa farà l’Italia in questa competizione? Molti degli appassionati giapponesi sicuramente tiferanno gli azzurri, poiché il calcio italiano è davvero molto seguito e amato nel mio paese.

Quando mi sono trasferita a Genova, uno dei primi posti che mi hanno portato a vedere è stato lo stadio Luigi Ferraris (luogo in cui ho imparato quasi tutte le parolacce in italiano e genovese che conosco).

Mi hanno portato a vedere una partita del Genoa, squadra per cui hanno obbligato praticamente a tifare, regalandomi sciarpa, cappellino e l’abbonamento annuale!

Conoscevo il Genoa solo perché ci ha giocato il calciatore più famoso della storia del Giappone, Kazuyoshi Miura. L’ho anche incontrato nel bar in cui lavoravo a Kobe, quando lui giocava nella squadra della mia città, il Vissel Kobe.

So che qui non ha avuto molta fortuna ma in Giappone è considerato un vero eroe e gioca ancora da professionista all’età di 54 anni! Tanti giapponesi mi chiedono ancora di lui al Genoa. Sarebbe bello per tutti i turisti giapponesi se ci fosse un piccolo spazio dedicato al nostro campione Miura!

Però adesso che Maya Yoshida gioca nella Sampdoria, non posso che tifare anche un po’ per l’altra metà calcistica di Genova (ma non ditelo a mio marito, è un segreto!).

A presto.

Nana Onishi

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