Pop Corn marketSi è conclusa la tre giorni di Pop Corn Market, all’ex mercato ortofrutticolo di corso Sardegna organizzata da “Riprendiamoci Genova“, “Fondazione Garaventa“, “Redbag associazione culturale“, “Genova calibro 9“, con la collaborazione e l’ausilio del municipio della Bassa Valbisagno.

Sono stati tre giorni piacevoli di discussioni, musica, interviste e cinema.

La prima serata

aperta da Aldo De Scalzi e Roberta Alloisio si è incentrata intorno al film “Le mura di Malapaga” con Jean Gabin e Isa Miranda. Intervistati da Hira Grossi i due musicisti, insieme a Giovanni Giaccone hanno raccontato segreti e aneddoti del film.

 

La seconda sera

è andata in scena la storia di Genova con lo storico Aldo Padovano intervistato da Giovanni Giaccone. A seguire le note delicate e sofisticate, tra jazz, rock e pop del duo Alberto Luppi Musso e Francesca Pongiluppi.

 

La terza sera

i fiati di Edmondo Romano con la sua “Passione minimalista” a raccontare l’origine della musica e i suoi percorsi nella storia dell’umanità.

 

Per due giorni le piacevoli incursioni canore di Lorenzo Malvezzi con l’intromissione di Joao Choneca e le scatenate “The zenaswingers” danzanti nell’antico spiazzo del mercato.

La poesia del laboratorio (defunto) Bib(h)ificante ha portato un elemento surreale nella metafisica atmosfera del vecchio mercato e i film di Calibro 9 il giusto brivido per rinfrescare le serate d’estate.

Tante mostre d’arte e fotografiche: dai volti della “Gente di Genova” nei ritratti di Timothy Costa, ai paesaggi urbani negli oli di Roberta Buccellati e negli scatti di Giusi Lorelli, alla “Zena Noir“, drammatico-fumettistica, nel racconto fotografico di Andrea Facco, per passare al reportage “Underground” di Luigi Fogliati e Katarina Sevcikova sulla Genova che ha saputo risorgere dal fango e dalla disperazione delle alluvioni, al nuovo possibile uso del mercato come set cinematografico immortalato  da Katarina, fino ad arrivare all’arte informale quieta e violenta di Federico Palerma e  alla rappresentazione della realtà invisibile e sottile di Barbara Pece, per poi ripiombare nel reportage sugli “attivisti urbani” di Francesco Petrillo, inciampando prima nella “Raccolta indifferenziata” di Fogliati, che ci interroga sul valore degli scarti prodotti da questa nostra umanità distratta e consumistica.

Il percorso in questa grande e spontanea collettiva di artisti si chiude con il mosaico onirico “Sogno e son Desto” dell’anonimo Tiler, urban artist: un astro-cane che libra lieve e indisturbato in una stanza asettica e color big-bubble, a  ricordarci che in fondo tutto è possibile, basta saper immaginare