Il primo genovese in Giappone – Nana racconta

Il primo genovese in Giappone. Dopo avervi raccontato dei primi giapponesi a Genova, devo parlarvi del primo genovese in Giappone!

Non è ovviamente stato Cristoforo Colombo, che però avrebbe tanto voluto essere lui il primo ad arrivarci! Nei suoi diari possiamo leggere che sperava che Cuba e Haiti fossero il Cipango (l’antico nome europeo del Giappone).

Il primo genovese a visitare il Giappone fu probabilmente Carlo Spinola (1564-1622), figlio di Ottavio Spinola di Tassarolo, una delle più importanti famiglie nobiliari di Genova.

A vent’anni Carlo entrò nell’ordine dei gesuiti. Era un ottimo studente, bravo in filosofia, scienze naturali, teologia e soprattutto matematica.

Appena ordinato sacerdote, nel 1595, gli fu detto che era stato selezionato per partecipare a una missione dei gesuiti in Giappone!

Partì da Genova il 5 gennaio 1596 e riuscì a raggiungere l’estremo oriente solo quattro anni dopo, perché incappò in una serie di disavventure incredibili: alla sua nave si ruppe il timone e venne fatto anche prigioniero dai pirati inglesi.

Nel 1602 arrivò finalmente a Nagasaki, dove fu scelto come “procuratore del Giappone”, massima carica dei gesuiti nell’arcipelago.

Carlo arrivò nel periodo di massima apertura del Giappone all’Europa.

Dal primo sbarco portoghese nel 1542, gli scambi economici e culturali tra questi due mondi aumentarono a dismisura ed i Gesuiti la fecero sicuramente da padrone.

Appena arrivato s’impegnò molto a studiare la lingua giapponese, arrivando a padroneggiarla a tal punto che già l’anno seguente iniziò a predicare tra il popolo.

Grazie alle sue conoscenze in ambito scientifico ed alle sue nobili origini, Carlo fu scelto per predicare a Kyoto. Un po’ come fece Matteo Ricci presso la corte cinese dei Ming in Cina, lo Spinola voleva utilizzare la scienza occidentale come mezzo per predicare il cristianesimo presso l’alta aristocrazia e la stessa corte imperiale. Disse che i testi scientifici sarebbero stati ben più utili di qualsiasi libro di teologia per convertire i giapponesi!

Nel 1612, ritornato nel frattempo a Nagasaki, con la collaborazione del confratello Giulio Alenis residente a Macao, sfruttando l’eclisse solare di quell’anno provò a calcolare l’esatta posizione del paese. Il risultato non fu del tutto corretto ma venne comunque utilizzato per la realizzazione delle mappe cartografiche sino al XVIII secolo.

Il 1612 fu però anche l’anno in cui iniziarono i problemi per i cristiani in Giappone, Spinola compreso.

A seguito di un caso di corruzione tra alcuni nobili convertiti, lo Shogun ordinò la cacciata dei gesuiti dal Giappone.

Nonostante il pericolo incombente lo Spinola scelse di rimanere, vivendo nella clandestinità e predicando di notte!

Carlo conosceva il pericolo che correva, infatti in una lettera datata 12 novembre 1618 scriveva al principe di Massa Alberico I Cybo-Malaspina:

Mi reputo felice d’essermi toccata la sorte di rimanere in questo tempo nel Giappone, nel quale mi può toccare qualche buona sorte di spargere il sangue per predicare la nostra santa fede.”

Il coraggioso Carlo venne imprigionato nel dicembre dello stesso anno.

Dopo quattro anni di dura prigionia, il 10 settembre 1622 fu bruciato vivo su un promontorio di Nagasaki, durante quello che passò alla storia come il “Grande martirio dell’era Genna” (Genna no Dai-Junkyo).

Nello stesso olocausto persero la vita nello stesso modo altri 21 missionari mentre altri 30 vennero decapitati. Una pagina molto triste della storia del mio paese.

Il 7 maggio 1867 Carlo fu beatificato, con altri 221 martiri giapponesi, da Pio IX e nel calendario liturgico genovese viene celebrato ogni 10 settembre, anniversario del suo martirio con questa orazione:

O Dio onnipotente e misericordioso, che al popolo del Giappone

hai portato il lieto annunzio del Cristo tuo Figlio con la predicazione e il

martirio del beato Carlo (Spinola), per sua intercessione concedi anche

a noi di essere sempre radicati e fondati nella fede.

Per il nostro Signore.”

Mi spiace che il primo genovese in Giappone fece questa brutta fine: vi assicuro che adesso siamo molto più ospitali!

A presto.

Nana Onishi

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