Per chi non c’è mai stato è inutile spiegarlo, ma chi ci è passato almeno una volta lo capisce al volo. La città vecchia di Genova è come un labirinto borghesiano, o ancora meglio, una fantasia lovecraftiana, meno cupa e più divertente. Strati e strati di storia millenaria, assassinii, amori clandestini e no, feste e sbronze hanno accumulato l’invisibile, ma nettamente percepibile substrato di materia ectoplasmatica, vita e vissuti allo stato puro, che pervade le strette viuzze. Alla sera è più facilmente percepibile, anche perché, essendo la città vecchia una creatura vivente, si rigenera in continuazione generando essa stessa miti e leggende, sfoggiando di volta in volta, personaggi improbabili e favolosi, come un libro di favole da cui potreste veder uscire principesse e cavalieri, fate e regine.

Parliamo questa volta di alcuni di questi personaggi che lo popolano e che rinverdiscono queste atmosfere. Uno di questi è Bobby Soul, al secolo Alberto rag. Debenedetti. Su di lui si raccontano veramente leggende, concerti improbabili nell’underground londinese, fughe d’amore tra le colline delle Langhe tra una canzone e una bottiglia di Barbera, concerti capaci di ammansire folle di metallari ubriachi e altro ancora. Di sicuro quando canta Bobby Soul, la voce si diffonde per le strade della città vecchia e come una sirena incanta gli avventori a seguirla, perché è una voce magica che produce sorrisi e calore, le antiche, californiane “good vibrations”. Bobby canta e la fatica della giornata sparisce. Otis Redding, Wilson Pickett, J. J Cale e tanti altri ancora ve li snocciola lì, mentre al suo fianco Alessio Caorsi spinge indiavolato sulla chitarra. Non mancano le incursioni e anche in questo caso, la fantasia si deve arrendere alla realtà: quando sale sul palco il “pennellone” con la sua distonica e originale cantata, oppure se arriva il pakistano con i fiori che Bobby invita sul palco a brindare come fosse (magari lo è) un suo vecchio amico… Ed è cosi che quel piccolo locale in cui vi trovate, in cui canta Bobby Soul, diventa il piccolo veliero che vi porta attraverso i flutti della vita, verso una notte stellata, calda e piena di promesse (che poi siano mantenute sta a voi, non a Bobby).

 

 

 

Altra leggenda vivente che si manifesta in locali affollati e atmosfere sature di buone vibrazioni è lei: “Vera Vittoria Rossa”, ma anche “A scia Terre” o “Sue Ellen”. Più semplicemente, Francesca. A dispetto delle sue insuperabili capacità di cambiare nome e identità la riconoscerete subito: alta, rossa, bella da impazzire e con un sorriso che irradia simpatia contagiosa. Sul palco ha le movenze di una Mina underground, la sua vocalità tradisce note punk e nostalgie alla Francoise Hardy. Annovera schiere di ammiratori sui “social” disposti a attraversare oceani pur di conoscerla, molti l’hanno già eletta fidanzata ideale e futura madre dei loro figli, ma come tutti i sogni lei è inafferrabile e svanisce d’incanto nella fioca luce dei vicoli lasciandovi, come lo stregatto di Lewis Carroll, in compagnia del suo smagliante sorriso.

 

 

 

Infine, i cocktail. E’ una lunga storia spiegare perché nella città vecchia si beve particolarmente bene, ma è anche vero che non dappertutto si beve egregiamente. Generazioni antiche di bartender hanno lasciato spazio a nuove, formule segrete vi vengono servite da veri e propri stregoni dell’alcol, mentre dall’altra parte, l’orrenda moda del bere per strada rischia di annientare una cultura fatta di dosi e sapienza secolare. Per orientarvi in tutto questo c’è solo un nome: Giovanni Giaccone. Giornalista per decenni nell’etere del genovesato, appare d’incanto nei più remoti locali ordinando drink misteriosi e cocktail bevuti secoli fa, oppure lo troverete discutere su quanti cl di rum occorrono per un ottimo Mai Tai.

Lo incontrate spesso lì, con Vera e Bobby, perché ultimamente hanno scoperto quanto stanno bene insieme musica e cocktail e quanto è divertente parlarne la notte quando i fantasmi della città vecchia animano le strade e le note di Bobby e Vera li spingono a danzare e un buon drink diventa l’antidoto al freddo e l’evocatore dei sogni più belli…