Mistero

copertina-genovain-chiaroscuroLa parola “mistero” è forse una delle più abusate in questo ultimo scorcio di storia. Tanto più l’uomo inventa codici sempre più complessi per decifrare la realtà e comprenderne i significati tanto più, questa complessità, ricrea sua volta forme di indecifrabilità ancora più impenetrabili. Pensiamo a eventi come quello dell’11 settembre 2001 dove la disponibilità di immagini e dati non sono ancora oggi in grado di farci stabilire quanto questo attentato sia stato progettato da una vera alterità ostile oppure sia frutto di una perversa azione di “intelligence”, oppure i fatti del G8 di Genova, pur una immensa documentazione fotografica non riesce a far trovare una quadra su come e perché in quei giorni accaddero a Genova episodi e comportamenti sino ad allora impensabili in Italia. Due fatti clamorosi, capostipiti di tanti altri episodi indecifrabili perché buona parte della nostra vita e della nostra storia è costellata di misteri piccoli e grandi, minacciosi e inquietanti.

Realtà

La realtà apparente delle cose, quella su cui scivoliamo tutti i giorni senza farci troppo caso, appiattiti dall’abitudine, è piena di “misteri”. Nelle pieghe della realtà che accettiamo in quanto tale, si possono trovare tantissimi di questi casi, così come quando andando in gita in certe particolari zone di montagna è facile trovare conchiglie fossili e altre prove della lontana presenza del mare. E’ piuttosto naturale nella vita dare per scontato buona parte di ciò che ci circonda e riempie gli spazi della nostra vita quotidiana, ma se guardiamo bene non tutto è così scontato come appare. Ho sempre pensato, in cuor mio, che uno dei principali compiti del giornalista fosse questo: scoprire la ragione “segreta” delle cose, delle piccole, grandi cose del quotidiano e questo aspetto mi ha sempre affascinato. Certo ci sono i delitti, ma un fatto di sangue è tutto tranne un mistero, l’esecuzione in sé, qualsiasi sia il motivo è qualcosa di evidente, in qualche modo teatrale. Capita abbastanza spesso che questi fatti di sangue rimangano insoluti, oppure, come ad esempio nel caso di Donato Bilancia, trattengano ancora per loro significati indecifrabili.

Genova

I veri “misteri”, però, sono quelli che il tempo e una certa perizia dell’uomo sono riusciti a sublimarli in quanto tali, e noi ci passiamo davanti ogni giorno, senza neanche porci una domanda. Prendete Genova: guardatela dall’alto, mentre arrivate con l’aereo. Sembra una città come un’altra non c’è nulla di strano, eppure Genova avrebbe potuto essere ben diversa da quello che è oggi, lo imponevano la natura e la sua storia. Certi quartieri inerpicati sulle colline, certe colline tagliate a metà, l’incredibile quantità di cemento… Chi decise tutto questo? Chi fu “il topo che progettò la trappola per topi”? Non è improbabile che in giro per Genova proprio a queste persone sia dedicata una via, o un busto marmoreo con l’effige di “insigne benefattore”.

Guardiamola più da vicino la città, camminando per la strada. Tutto normale? No, per nulla. Prendete una fotografia della fine dell’800, se ne trovano tante in rete. Anche solo con una breve occhiata vi renderete conto che la città è profondamente mutata nel sua assetto, anche in qualche modo nella sua personalità. Perché? Perché Genova dovette cambiare il suo volto così violentemente e altre città no?

E chi erano, poi, i genovesi? Una città che esiste già prima del dominio romano, centro di traffici commerciali, invasioni di vari popoli, deportazioni di schiavi e scorribande saracene ha certamente avuto “innesti” nella popolazione della più diversa provenienza.

Insomma, molto spesso accade che una materia come la Storia, che dovrebbe spiegarci chi siamo venga assoggettata alla versione di chi vorremmo essere, ma quella vera di “storia” in certi casi incoscientemente dimenticata con gli anni, in altri casi scientemente rimossa, faccia capolino e porti a galla “materiale incandescente” che ci rimette in gioco, riapre squarci di lontani avvenimenti che rielaborano le nostre certezze consolidate. Questo libro “Genova in chiaroscuro” non è una ripresa nostalgica delle antiche storie, ma un attualissimo tentativo di far riemergere dal passato episodi dimenticati o rimossi, e restituirli alla storia, magari con un sorriso, a volte, in altri casi con qualche rammarico, ma con la consapevolezza che solo conoscendo a fondo il nostro passato si possa avere gli elementi per scegliersi un futuro credibile.